Washington alza i dazi, Ottawa diversifica, l’Europa restringe i confini

Le tensioni tra alleati mettono alla prova la sovranità canadese e l’autonomia europea.

Luca De Santis

In evidenza

  • Washington minaccia un dazio del 50% e la decertificazione per gli aerei canadesi.
  • Ottawa firma un accordo automobilistico con la Corea del Sud per diversificare le filiere industriali.
  • Tallinn propone un divieto d’ingresso per ex combattenti russi, mentre Berlino punta su difesa comune e autonomia.

La giornata ha rivelato un crepaccio trasversale nelle democrazie occidentali: Washington flirta con il separatismo provinciale, Ottawa alza il tono, l’Europa tenta di ridisegnare la propria postura tra sicurezza e autonomia. Sotto, ribolle un malcontento che trasforma la diplomazia in marketing e la politica commerciale in arma di pressione.

Sovranità canadese sotto stress: dall’ombra dei separatismi alla guerra dei dazi

L’inchiesta sui contatti segreti con i separatisti dell’Alberta attribuiti a funzionari statunitensi dell’era Trump è la miccia che ha acceso un confronto duro: dal monito del capo del governo a rispettare la sovranità canadese alla definizione di “tradimento” data dal premier della Columbia Britannica per chi cerca assistenza oltre confine.

"Probabilmente è il motivo per cui vedevamo qui i bot ripetere: 'L’Alberta vuole separarsi e unirsi agli Stati Uniti'..." - u/supercyberlurker (9316 points)

La contrazione politica arriva a braccetto con la pressione economica: la minaccia della Casa Bianca di un dazio al 50% sugli aerei canadesi e perfino la decertificazione dei velivoli sposta il conflitto nel cielo degli affari, mentre Ottawa rilancia con un accordo automobilistico con Seul segnalando una diversificazione accelerata. Sullo sfondo, l’erosione del rispetto tra alleati si misura anche nei simboli, come la rimozione delle bandiere per i caduti danesi dall’ambasciata statunitense a Copenaghen.

Europa: autonomia strategica e disciplina dei confini

Mentre oltreoceano si consuma lo strappo, a Berlino il cancelliere ha presentato l’Unione come alternativa all’imperialismo e all’autocrazia, abbinando la retorica dei valori a un progetto di rafforzamento della difesa comune e di autonomia economica. Parole che valgono se accompagnate da regole chiare su chi entra e chi resta fuori.

"L’Unione gestisce male le strategie di guerra ibrida della Russia: non imporre un divieto d’ingresso significherebbe permettere a Mosca di importare migliaia di sabotatori e agitatori per spezzare l’unità e creare tensione." - u/Protato900 (2245 points)

Non a caso Tallinn propone un divieto d’ingresso per ex combattenti russi ritenuti a rischio di criminalità e destabilizzazione, mentre il Cremlino prova a imporre cornici negoziali chiedendo colloqui solo a Mosca con Kiev. L’autonomia europea, se davvero vuole contare, dovrà misurarsi con queste forzature più che con i proclami.

Prestigio internazionale e diplomazia di cartapesta

Fuori dai palazzi, la diplomazia confezionata per l’immagine inciampa: Wellington ha rifiutato il cosiddetto Consiglio della Pace, segnalando che nuovi comitati dal profilo nebuloso non convincono democrazie consolidate e che il capitale reputazionale non si compra a colpi di inviti.

"L’elenco dei paesi che hanno aderito è più corto di quello di chi ha rifiutato: qualche autocrazia e monarchia petrolifera, poi il ‘consiglio’ perde fiato. Se si iscrive la Corea del Nord sarà una festa, ma dubito che possa permettersi il biglietto d’ingresso." - u/thesweeterpeter (750 points)

Il messaggio che percorre le piazze digitali è netto: tra minacce di dazi, invocazioni di “tradimento” e comitati di pace dal respiro corto, la credibilità si gioca su coerenza, rispetto delle regole e capacità di difendere le comunità da manipolazioni e forzature, non su slogan e gesti plateali.

Il giornalismo critico mette in discussione tutte le narrative. - Luca De Santis

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