Questa settimana su r/futurology due forze opposte si scontrano: lo spazio digitale che si restringe e quello energetico che si espande. Da un lato, la rete si chiude in pochi giardini recintati mentre l’ossessione per l’intelligenza artificiale avvolge tutto; dall’altro, la transizione energetica produce acciaio, silicio e chilometri di cavi, spostando il baricentro del potere.
Algoritmi stretti, ambizioni gonfiate
Gli utenti segnalano una rete sempre più monotona: l’analisi sull’Internet che si sta rimpicciolendo senza che ce ne accorgiamo parla di scoperta impoverita da algoritmi che premiano l’abitudine. In parallelo dilaga il sospetto che la narrativa dell’IA sia eterodiretta, con l’accusa che account automatizzati stiano forzando il racconto sulle meraviglie dell’IA, proprio mentre la discussione sulla corsa all’IA che drenerebbe risorse e causerebbe carenze espone i costi reali di un entusiasmo senza freni.
"Ci sono troppi account automatizzati, troppa pubblicità, troppi sforzi delle piattaforme per tenerti incollato, poca creatività, e molto altro ancora..." - u/Int_GS (2917 points)
Quando la retorica incontra il conto economico, la realtà fa male: il simbolico caso di licenziamenti in Peloton dopo i nuovi dispositivi con intelligenza artificiale ridimensiona il mito salvifico della “feature” magica. E mentre qualcuno rilancia visioni spettacolari, la comunità demolisce i castelli in orbita con uno scetticismo feroce verso l’idea dei centri dati nello spazio, ricordando che termodinamica, radiazioni e manutenzione non si aggirano con un comunicato.
"Cose che non funzionano per i centri dati nello spazio: raffreddare le unità grafiche nel vuoto, costo di lancio, aggiornamenti, manutenzione, radiazioni cosmiche, microdetriti, redditività dell’IA. Cosa funziona per i centri dati nello spazio: le persone sono stupide. POMPATE QUELL’OFFERTA PUBBLICA INIZIALE." - u/daviper87 (499 points)
Energia: produzione reale contro promesse lontane
Nel mondo fisico, la trazione è misurabile. L’annuncio di una batteria per veicoli elettrici che si ricarica in dodici minuti e regge percorrenze da record alza l’asticella industriale, mentre l’argomento più potente resta la scala: la tesi secondo cui la Cina, con capacità annuali di produzione fotovoltaica vicine al terawatt, stia riscrivendo la gerarchia energetica mette in discussione il vecchio concetto di “potenza” fondato sulla scarsità.
"Le petro-nazioni sono potenze energetiche perché possono fornire e tagliare l’offerta a piacimento. Il solare, una volta installato, non può essere materialmente trattenuto dal fornitore. Il concetto stesso di potere energetico cambierà radicalmente. Ed è probabilmente un bene." - u/Novat1993 (273 points)
L’innovazione si sposta anche in mare: Barbados scommette su onde che generano elettricità e acqua potabile, un ibrido che parla sia di resilienza che di indipendenza. Sul fronte opposto, la politica promette futurismi a costo quasi nullo: l’affermazione secondo cui la fusione renderà obsolica l’eolica in trent’anni collide con un dato banale ma dirimente: oggi l’acciaio per torri e pannelli esce dalle fabbriche, la fusione no.
Politica del rischio: quando le regole vacillano
Il futuro non è solo tecnologia, è governance. La notizia che un comitato statunitense stia riconsiderando tutte le raccomandazioni vaccinali apre una faglia tra autonomia individuale e protezione collettiva, con effetti potenzialmente sistemici su fiducia, salute pubblica e innovazione.
"Se le élite volessero sbarazzarsi di noi questo è il modo. Ricordate che Trump si vaccina ancora." - u/BitingArtist (1028 points)
La lezione di questa settimana è brutale: senza istituzioni solide e trasparenza, la “futurologia” si riduce a slogan. Le tecnologie che contano avanzano quando incontrano catene di fornitura, regole chiare e fiducia; tutto il resto è rumore di fondo amplificato da algoritmi in cerca di attenzione.