I dati pubblicitari degli smartphone tracciano militari e spie francesi

La sorveglianza capillare, i privilegi di casta e la sfiducia alleata ridisegnano l’arena pubblica

Luca De Santis

In evidenza

  • 60.000 milionari detengono tre volte più ricchezza della metà del pianeta
  • Un rapporto di sicurezza danese include gli Stati Uniti tra le minacce strategiche
  • I dati pubblicitari degli smartphone hanno tracciato percorsi di spie e militari francesi

Oggi r/france mette a nudo un paese che vibra su tre corde: privilegi di casta, sorveglianza senza freni e una guerra culturale dove l’artigianato emotivo sfida l’automatismo. Sotto tutto, il potere: chi lo detiene, chi lo subisce, chi lo reinventa.

Giustizia di casta e regia dell’immagine

L’onda lunga dell’indignazione parte dall’inchiesta su un presunto regime di favore in carcere per Nicolas Sarkozy, con la rete di contatti messa in moto a favore di visite ravvicinate e il sospetto di una giustizia a doppia corsia. Non è solo una storia giudiziaria: è il promemoria che la prossimità al potere ridisegna le regole, anche dietro le sbarre.

"A prescindere da quanti scandali e quanta corruzione Mediapart sveli, gli elettori ci prestano poca attenzione" - u/anticafard (571 points)

Nel frattempo, la catena del controllo dell’immagine inceppa i propri ingranaggi: il retroscena sulla pubblicazione dei commenti di Brigitte Macron attribuita a una “svista” dell’agenzia mostra quanto l’accesso privilegiato sia fragile. E l’ex presidente ammicca al mercato con la copertina dell’audiolibro “Il diario di un prigioniero”, mentre la politica si allena allo spettacolo nel segmento dell’Humanité sul “média training di Jordant Bordello”: il messaggio è chiaro, l’arena pubblica oggi la vince chi padroneggia la messa in scena, non chi rispetta le regole.

Sorveglianza, sovranità e il nuovo scetticismo occidentale

La pretesa statunitense si allarga alla sfera intima: la richiesta di consegnare lo storico dei social ai turisti esentati da visto sposta l’asticella della sicurezza verso un controllo capillare. Non stupisce allora che persino un alleato nordico registri un disagio strategico: il rapporto danese che include gli Stati Uniti tra le minacce non parla solo di Artico, parla di fiducia incrinata.

"Mah, il ritorno al potere del Pazzo Arancione mi ha comunque tolto la voglia di visitare quel paese" - u/UrsusRex01 (899 points)

La realtà tecnologica completa il quadro: l’inchiesta sulle traiettorie di spie e militari tradite dai dati pubblicitari degli smartphone dimostra che il perimetro personale è già stato smantellato dall’industria dell’attenzione. Non a caso, la comunità riflette su quali complotti contino davvero, come nella discussione sulle “teorie del complotto” che non sono segrete, dove l’intreccio fra interessi economici e potere appare più concreto delle fantasie esoteriche.

Economia dell’attenzione: creatività contro algoritmi, numeri contro favole

In un contesto saturo di automatismi, la cultura riconquista terreno con cuore e mani: l’epopea natalizia di Intermarché sul lupo vegetariano diventa un successo planetario proprio perché rifiuta scorciatoie di “intelligenza artificiale” e sceglie un linguaggio emotivo, artigianale, riconoscibile.

"Oltre al cortometraggio già grazioso, il fatto che esploda a livello internazionale anche perché Intermarché non ha scelto l’intelligenza artificiale come altri, al punto che spuntano perfino illustrazioni dei fan, scalda il cuore" - u/CcChaleur (377 points)

Ma sotto l’incanto, i numeri mordono: il rapporto sulle disuguaglianze che vede decine di milioni di super-ricchi concentrare più ricchezza della metà dell’umanità è il contrappunto che spiega perché la narrazione conti così tanto. Quando la ricchezza si addensa, l’attenzione diventa valuta politica; e la comunità, fra indignazione e ironia, decide a chi concederla.

Il giornalismo critico mette in discussione tutte le narrative. - Luca De Santis

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